venerdì 2 maggio 2014

21.04.2014 - Brianza Double Classic

Pasquetta bagnata, corsa fortunata? Chissà, intanto è un fradicio 21 aprile che mi vede, di ritorno da Sassari pronto alla lotta nella Brianza che conta, tra Besana e dintorni. Non si accettano nè scommesse nè tapascioni :)



La Brianza Double Classic è la Gara di Pasquetta: 18.250 metri da corrersi in coppia, con partenza scaglionata ogni 20". I corridori girano su un percorso ad anello, partendo dal centro sportivo di Besana (loc. Montesiro), transitando tra Correzzana, Lesmo e Gerno, imboccando la salita del Fossati (Canonica Lambro) verso Tregasio e poi svoltando alla ricerca del punto di partenza, su quella maledetta pista d'atletica.



Visto il successo personale dell'anno scorso (chiusura in 1h21'09" per Galli-Colzani e 80° posto assoluto, nonché primi Bocia), quest'anno ci ritento, in coppia con il compare di società Stefano Cordoni, più noto agli amanti dello ski roll che a quelli podistici. Il socio è reduce da un paio di giorni travagliati causa febbre, io invece torno da 15 giorni trascorsi in Sardegna tra lavoro e corsa (sullo sterrato dell'Ippodromo): le mie gambe ancora dolgono, sia per l'allenamento sia per la necessità di una sosta dall'osteopata.




Numero 124 per me: a fronte del precedente 103, significa che i miglioramenti sulla mezza mi hanno arretrato nella griglia di partenza a rovescio. La lista dei partecipanti è notevole (almeno 5 coppie possono darsi battaglia per la vittoria finale, avendo registrato PB ragguardevoli sulla mezza) e non pochi Bocia ci contenderanno il "titolo" nella Double. Faccio in tempo a vedere qualche partenza, tra cui Cecilia e Ale in via di recupero verso le distanze nobili, Claudio e lo sventurato compagno (Federico), Jennifer con la sua nuova livrea (il rosso MMT) poi mi metto in coda sulla pista d'atletica... Pronti, partenza, via!

Partiamo leggeri sulla salita che conduce a Montesiro, superiamo la coppia precedente per venire poi superati da quella immediatamente successiva (che si assesterà su un 1h17' di tempo finale), arriviamo al cimitero in scioltezza (svolta a 1.6 km in 7'40"), senza particolari problemi. Il meteo è inclemente e partono scrosci improvvisi di pioggia.
Il primo transito problematico (Valle del Pegorino) viene affrontato senza patemi, così arriviamo sparati a Correzzana (4.1 km in 18'25"). Lì il discesone ci fa guadagnare parecchio, con il compare che allunga così tanto da saltare la locale rotonda percorrendola sull'erba (!). A quel punto capisco che lui ne ha molto più di me, già mi sento le gambe poco reattive sulla discesa, con il tibiale sinistro moderatamente dolorante.

Sfrecciamo per Lesmo (7 km in 30'05"), poi deviamo verso Gerno, dove superiamo un'altra coppia sulla discesa che affianca Villa Gernetto, ormai deserta. Lì il fresco si fa sentire per bene, ma non ho particolari inconvenienti, si rallenta sul pavè (8.8 km in 37'15") per poi svoltare a destra e immettersi sulla provinciale per Triuggio, fianco a fianco con il Lambro bello carico per le ultime piogge. Ingresso a Canonica con amico che ci rifornisce al volo (9.8 km in 41'40") e via sulla salita del Fossati a 4'50"/km di media con Stefano che va via ogni volta che può accelerare, ormai ingarellato verso Tregasio, al culmine del nostro sforzo.

Al Sacro Cuore (12.2 km in 53'10") ci supera Pietro Colnaghi, che si trascina il suo stanco compagno (Montanari, per la cronaca): mi accorgo, dalle poche parole scambiate, che a fiato sto benissimo, ma le gambe sono alquanto indolenzite. E' segno evidente che qualcosa non va, nonostante sia carente di salite, montagnine e non e sebbene a Sassari mi sentissi abbastanza in forma.
A Tregasio, la svolta a sinistra è affrontata in scioltezza (13.5 km in 59'25") e possiamo iniziare la "culla" che ci porterà ad affrontare la Valle della Brovada con vicino arrivo al Centro Sportivo: inizia la discesa (14.8 km in 1h04'40"), attraversiamo la Brovada per poi iniziare l'infinita salita da Pobiga a Casaglia, che mi spezza definitivamente le gambe.
I nostri occasionali compagni di percorso ci seminano (arriveranno comunque dietro di noi di 50", essendo partiti due minuti prima): a Casaglia passiamo in 1h15'31" (17.1 km) e mi preparo all'ultimo km con l'apparente vantaggio della discesa.

Intravedo le strutture adiacenti al campo di calcio, ma il percorso, pur in pendenza, è accidentato: pista ciclabile, coppie che rallentano davanti, doppia svolta in mezzo ai parcheggi e poi il ghiaietto prima della pista d'atletica. Quando atterro sul tartan si risveglia in me il 400metrista che fu e sprinto in perfetto stile olimpico (=l'ossigeno stava esaurendosi) chiudendo gli ultimi mille metri in 3'45" per un totale di 1h20'15". 55" in meno rispetto al 2013, 68° posto (in luogo dell'80°) e primi Bocia al traguardo (a 4' minuti la coppia C. Galli/F. Pascale con un discreto 1h24').

Alla fine, tra i marziani hanno vinto Rizzi e Palamini del Gruppo Alpinistico Vertovese con il fantascientifico tempo di 59'53", lasciando i secondi (Vaccina e Pessina) a un minuto (1h00'52"); il podio è stato poi completato da Ba e Tahary in 1h02'01", mentre Colnaghi e Montanari hanno chiuso in quinta posizione..
Proprio il Rosso (Pessina), parlando del Tommy (Vaccina), ha detto: "io arrancavo, ma lui sembrava in visita pastorale, salutando a destra e a sinistra, poi ogni tanto si voltava e mi chiedeva come stessi". E se lo dice uno che in mezza fa 1h10', ne ho da correre ancora :)

Percorso con traccia GPS

Classifica Generale (PDF)

Aggiornamento: Il giorno dopo sono passato dall'osteopata, il quale non solo mi ha steso rimesso in piedi, ma mi ha anche fatto notare lo stato di carico delle mie gambe e si è meravigliato non poco del crono finale. Ciò premesso, ho poi trascorso una piacevole settimana in compagnia della classica influenza primaverile (o era solo allergia?): che dire? Ho saltato le gare/tapasciate del weekend (concedendomi solo una gitarella sabato su Bolettone+Palanzone) con rientro per il 10 p.v. a Saronno. Restate sintonizzati!

giovedì 17 aprile 2014

Fattore K: Il margine di miglioramento (1.1)

Solitamente uno dei concetti più in voga nel mondo del podismo è il "margine di miglioramento": quante volte mi sono sentito dire che potevo e dovevo migliorare, magari da perfetti sconosciuti, in quella grande scuola di atletica che è il Parco di Monza? Troppe. Purtroppo troppo spesso ho lasciato cadere questi suggerimenti, mentre solo qualche rara volta ho raccolto le briciole di saggezza, andando a rimpolpare la mia "podistitudine".

Per capire cos'è il margine di miglioramento, bisogna innanzitutto contornare la questione, definendo alcuni concetti di base. Nella mia concezione da scienziato dilettante (beati gli anni del Liceo, con tre esami di matematica e uno di chimica - esami di riparazione), visualizzo il concetto in un grafico cartesiano, mettendo nelle ascisse (asse X) l'età e nelle ordinate (asse Y) il crono inverso (ove, al salire del valore, il tempo cronometrico in realtà scende) esattamente come qui sotto:



A questo punto disegniamo due curve: la prima è il nostro potenziale, ossia il tetto massimo teorico delle nostre prestazioni, destinato ad essere sfiorato, ma mai toccato; la seconda è la nostra prestazione effettiva, che descrive i nostri rilievi cronometrici reali: si noti che le due curve salgono da un minimo, arrivano ad un picco (orientativamente al meglio delle capacità psico-fisiche - virtuali e reali - dell'atleta) e scendono con l'età:


La differenza tra Potenziale ed Effettivo è il tanto sospirato Margine (di miglioramento): la prestazione sportiva degrada naturalmente dopo una certa età, sebbene in maniera diversa a seconda della professionalità o meno dell'atleta. Sembrerà paradossale, ma il decadimento prestazionale è più marcato proprio nel professionista che nel dilettante, per una serie di ragioni, di seguito celermente descritte.

Nel primo caso le due curve (P e E) sono quasi aderenti, in quanto l'atleta viene seguito e monitorato costantemente da uno staff variegato: allenatore, nutrizionista, psicologo, fisioterapista, medico, con la collaborazione intensiva della casa produttrice di scarpe.
Il margine di miglioramento rimane sempre minimo (deve esserlo, altrimenti l'atleta sarebbe un'eterna promessa) rispetto alla prestazione effettiva: l'unico palliativo è "distendere la curva", quanto più possibile, ossia tenere alta la curva potenziale (e consequenzialmente quella prestazionale). In tal senso, si veda il caso di Danilo Goffi, che a 43 anni suonati, ha finito la Maratona di Milano in 2h17'. Per considerazioni più approfondite, rimando al blog di Orlando Pizzolato, e più precisamente al post "Quel Che Ho Perso".

Nel secondo caso (l'atleta dilettante), il punto di vista muta: a fronte di un potenziale naturalmente digradante dopo il picco d'età (anche se è sempre possibile "distendere la curva", con qualche difficoltà in più rispetto ai professionisti), i miglioramenti possono aumentare e il margine rimane sempre alto. Nel mio caso, ho iniziato a correre agonisticamente nel 2011 (a 35 anni), completando la mia prima Mezza Maratona (Alpin Cup) in 1h41'10": nel 2014 (Mezza Maratona di Treviglio) ho corso a ridosso dei 90' (1h30'18"), limando in poco più di 30 mesi 11'.
Da queste considerazioni discende un quesito solo apparentemente ingenuo: da cosa dipende questo miglioramento? Solo dalla corsa intesa come allenamento fisico? Evidentemente no, visto che ho iniziato a correre quotidianamente nell'ormai lontano 2003, dopo oltre un decennio di calcio e un altro di basket e altri sport. Indubbiamente il fatto di avere praticato sport impostati anche sulla corsa mi ha agevolato da un lato, ma dall'altro mi ha affossato: gli sport sopra menzionati sono "di contrasto" e si sviluppano anche su altre abilità (la tecnica su tutte), pertanto non sempre la corsa viene curata come dovrebbe; In particolare lo stile è tutt'altro che efficiente, dovendo in primis l'atleta preoccuparsi di difendersi dagli avversari; secondariamente, i numerosi contrasti di gioco comportano svariati infortuni con strascichi alquanto fastidiosi.

A riprova di ciò, le mie prestazioni sono migliorate proprio quando ho iniziato a curare molto di più il mio stile di corsa (grazie all'involontario aiuto di Mario Ruggiu), seguendo un percorso "riabilitativo" personalizzato da osteopata e fisioterapista, studiando posturologia e propriocezione, svolgendo esercizi particolari (la famigerata "tavoletta" e il salto della corda). Così facendo il maledetto margine si è assottigliato, grazie all'incremento della curva prestazionale. Più o meno così:




Ulteriori miglioramenti sono possibili, magari tagliando sport di contrasto, differenziando la tipologia di allenamenti, svolgendo esercizi di allungamento alla mattina e alla sera, migliorando la qualità del cibo. Insomma, per quanta strada si è percorsa, ce ne sarà sempre altrettanta da correre e in tal senso mi è maestro il sempre verde Angelo Ripamonti (classe 1942) :)

lunedì 7 aprile 2014

30.03.2014 - Mezza Maratona di Seregno

Seregno, 30.03.2014: 21 km in 1h31'03", 142° su oltre 600 partecipanti. Parto dalla fine per descrivere questa gara un po' particolare, che raggruppa in sè ben 3 eventi: la già citata Mezza Maratona, la 60 km e la prestigiosa 100 km, valevole come Campionato Italiano, oltre alla Straseregno (non competitiva) sulla doppia distanza di 6 e 12 km. Una giornata di sport in festa che vede oltre 2000 persone per le strade brianzole.

Per si tratta della seconda partecipazione per le strade di Seregno, ma, a differenza dell'anno scorso, quando vi fu un'improvvisa (e improvvida) giornata d'estate, la temperatura è decisamente più mite. Per lo meno, non siamo nel mezzo di una stagione monsonica (Primavera 2013) e qualche giornata di sole è pure transitata da queste parti, abituandoci a poco a poco ai 18°-19° C.

Venendo al dato statistico vero e proprio, rispetto all'1h33'03" del 2013 c'è soddisfazione per i 2 minuti in meno: tuttavia l'1h30'18" di Treviglio fa trasparire un po' di perplessità, visti i 45" in più. Certo potrebbe aver contribuito la fase iniziale del percorso nel centro di Seregno, tanto arzigogolato quanto scenografico: i gruppi ancora numerosi e i cambi direzione potrebbero aver reso difficile tenere il ritmo dettato dal pacer d'eccezione Pier, in allenamento per la prossima Milano City Marathon e bisognoso di contenersi al 4'20"/km (alla fine il ritmo sarà di 4'19"!).

La fredda cronaca, al di là di quanto detta il cronometro, è diversa: Condizioni personali non perfette (ma quando mai lo sono, mi verrebbe da dire) mi suggeriscono di tenere un ritmo abbordabile, nonostante ci sia la tentazione ritoccare il PB sotto i 90': la preparazione settimanale è stata contenuta, con regime alimentare controllato dalla cuoca-manager Elisa e uscite centellinate per evitare carichi estenuanti. Pier, come già detto, si offre di fare da pacer: le condizioni per abbattere il muro ci sono tutte.

Ieri sono venuto a ritirare il pettorale e il pacco gara: è stata un'occasione per ritrovare svariati compagni di corsa, tra cui i Banditi (Annalisa e Lorenzo) e i Bocia (Stefano e GG). Sensazioni pregara a buoni livelli (la miracolosa adrenalina), vedremo cosa dirà il crono.
Il programma è partire tranquillo, chiudere in crescendo e dimenticando precedenti debacle. Dall'affollato inizio il Caronte Pier mi guida, dove il serpentone passa per la Porada: a differenza dell'anno scorso non si nota la differenza di temperatura all'ingresso nella cittadina. Non ho alcuna difficoltà a reggere il ritmo e soprattutto sono quasi stupito dal tracciato, che mi pare quasi nuovo: l'anno scorso dovevo essere veramente in bambola.

Oggi invece continuiamo ad un ritmo molto buono e via via risucchiamo molti podisti dinanzi a noi: i seregnesi (o seregnaschi) sembrano paciosi e assorti nella domenica mattina, salvo qualche eccezione. Ci sono persino svariati fan ai lati della strada, oltre alle famigliole assiepate in centro a godersi scampoli di sole.
Nel nostro giro per Seregno arriviamo al cimitero e poi entriamo in Valassina: reggo bene il saliscendi sulla impercettibile quanto inesorabile salita che accompagna, come pista ciclabile, la SS36. Bella continuazione, incrocio anche Claudio Galli in bici (che mi incita a suo modo :) ) e i "ragazzi del 10° km" (Angelo Ripamonti e la sua banda) che provvedono al ristoro. Tempo di incrociare pure il Bocia Moioli e svolto al "giro di boa" (siamo in realtà quasi al 13° km), che sancisce la nostra uscita dalla Valassina verso la campagna tra Verano e Giussano.

A questo punto riesco a vedere la canotta del collega Bocia Stefano Cordoni (prossima vittima sacrificale della Double Classic) e grazie alla spinta costante del Pier (che non perde occasione per fare due chiacchiere con compagni di sventura e per chiedere indicazioni ai volontari) lo supero nel breve volgere di un chilometro: il già campione del mondo di Ski Roll mi informa che è "partito a 3'55"/km" e che ha "chiuso in 40' i primi 10 km", salvo poi mollare dopo il 12° km. Successivamente il malcapitato chiuderà in 1h32'.

Io e Pier teniamo botta, salvo al 15° km quando sembro averne un pelo di più, ma poi mi accodo per tenere tutto negli ultimissimi km. Rientriamo nella Porada, sembro perdere qualche metro ma alla fine riesco a concludere in accelerazione, schiantando gli ultimi due concorrenti. Stanchezza... ma poi tutto svanisce quando mi salutano gli amici al traguardo, tra cui la Mandress Family, VJ Mallia e l'Ombry Riboldi.

Nel frattempo mi informo sulle classifiche che contano: medaglia d'argento sia nei Bocia (1° l'inarrivabile GG, 3° Stefano, poi altri tre Bocia alla loro prima mezza!) sia nei Banditi dal Sushibar (1° Lorenzo a 20", 3° Mongu e 4a Annalisa). Tra le varie conoscenze in ordine sparso: Fabietto chiude in 1h38' alla prima Mezza (dopo avermi seguito per 12 km), Ivan dell'Avis Seregno (provato dalla Maratona di Roma) giunge in 1h36', mentre il maratoneta Max Teruzzi finisce in 1h34' ("ma no, vado piano, c'è la MCM settimana prossima"). Menzione d'onore per il "dentista volante" Schiavolin, che si accontenta di un onesto 1h33', dopo aver macinato altri 10 km in vista di Milano. Personalmente porto a casa il secondo 1h31' dell'anno, con la consapevolezza di avere due tentativi (per scendere sotto i 90') prima dell'estate. Per tutto il resto ci sono i 10k, con il muro dei 40' da abbattere. Ora mi attendono i fisioterapisti dentro il PalaPorada.


giovedì 20 marzo 2014

Un tuffo nel passato: La Camineda 2013

Ci voleva una corsetta nella frizzante sera brianzola: il percorso dei Bocia, allungato di qualche chilometro per Robbiano, mi consente di prepararmi al meglio per l'incombente Mezza Maratona di Seregno, che l'anno scorso mi disse bene, a fronte pure di una giornata estiva che mi troncò le gambe.
Non è il primo impegno della stagione 2014, quindi si può forzare, considerato pure il percorso pianeggiante: mentre corro, rivedo qualche episodio della mia annata podistica, non potendo non ripensare alla Camineda di metà agosto, nella splendida cornice della Val di Giust.

Campodolcino, splendido comune dell'alta Val di Giust, ospita la Camineda, gara organizzata in memoria del meritorio Augusto Francoli, oriundo proprio di qui: sono 5 km abbastanza tesi su un circuito ad anello che si sviluppa lungo gli argini del torrente Liro.
Per me è un evento importante, sin dalla sua scoperta nel 2011: oggi come allora, si svolge in contemporanea al Gemellaggio con gli Oriundi Americani, anche se la maggior parte di loro arriverà domani.

Il tracciato è semplice e tendenzialmente pianeggiante (ossia con dislivelli accettabili per chi, come me, viene dalla Pianura): partenza dal Centro Sportivo in direzione Sud (sponda orografica sinistra ergo verso Est), inserimento sull'argine del Liro, passaggio sul Ponte di Portarezza, a sfiorare il Nord del Lago di Prestone. Sulla sponda destra parte il Sentiero dei Lamponi (il tratto più lungo e faticoso della gara), che su terreno ora accidentato ora ghiaioso porta i concorrenti all'Acquamerla: altro ponte sul Liro e svolta a destra su tappeto erboso, poi giretto in paese su asfalto, due curve, allungo finale verso il traguardo, posto in mezzo al prospiciente campo di calcio, con un aggravio di tempo valutabile in 30"-40" rispetto alle precedenti edizioni.

Esplicate queste doverose premesse, mi muovo di buon ora da Fraciscio (ove mi trovo nel mio buen retiro estivo) e raggiungo presso Campo gli altri Bocia, effettivi (Claudio, Chiara e Davide, il Pres Maurizio) e onorari (Mamma Chiara, Tommaso e Aurora, il Lele Levi). Il traffico podistico sembra aumentato, probabilmente la pubblicità su podismolombardo.it ha elevato la quantità e la qualità dei partecipanti, nonostante la quasi concomitanza con la Maratona delle Alpi nella vicina San Bernardo. Gradita novità di quest'anno è lo sdoppiamento della gara per evitare i puntuali quanto improvvidi ingorghi: evento A con adulti e over 14 anni ed evento B con under 14 (bambini e ragazzi).

Memore delle passate edizioni, corse a sensazione, quest'anno vorrei tenermi un po' di più per sprintare nel finale. Breve riscaldamento con gli altri colleghi, tutti sulla linea di partenza... pronti, via! L'emozione lascia presto spazio al fiatone, quando il gruppo di testa parte e, complice la discesa, il ritmo dei primi sembra (ripeto: sembra) accettabile, con me e pochi altri a ridosso: nella ventina di atleti di testa riconosco Chiara e Davide, Claudio e gli altri devono essere subito dietro di me. Arrivati al Ponte di Portarezza, gli atleti di punta danno uno scossone e inizia la loro gara: io supero Chiara, ma le mie gambe si appesantiscono, e la mia lucidità ne risente; subito dopo mi sorpassano Claudio e il Lele (ribattezzato nell'occasione "Gambe Corte"). Faccio appena in tempo ad adeguarmi al loro passo, poi mi trovo steso, complice una storta alla martoriata caviglia sinistra. Chiara mi evita con grazia felina (anni di ginnastica artistica!), chiedendomi se mi sono fatto male: le rispondo (con le lacrime agli occhi) che soffrirò dopo e riprendo. Tuttavia la rovinosa caduta compie una sorta di miracolo: la scarica di adrenalina riesce a risvegliarmi, proiettandomi nella scia dei due fuggitivi sul tratto di ghiaia.

All'Acquamerla, come da consuetudine, mi superano Pacio e Bicio: a quest'ultimo riesco a far notare il ritardo, ma presto mi sfugge, mentre riesco a sganciarmi dal primo; poco dopo rinnovo l'attacco al Lele e Claudio, e al ritorno sull'asfalto, mi sento molto bene, preparandomi all'ultimo sprint. Purtroppo la sorpresa finale scompagina un po' i piani: l'arrivo nel nuovo campo e soprattutto l'ingresso non ben segnalato, fa incartare i miei due compagni di gara. Evito Claudio, tento di superare pure Lele, ma nelle curve sul morbido sintetico la caviglia duole e devo lasciarlo andare per un solo secondo. 20'17" a 2'54" dai primi (Giovanni Arduini e Jason Statham Vavassori).

Nonostante le disavventure odierne, ho confermato la tendenza positiva (20'57" nel 2011, 20'15" nel 2012 e 20'17" oggi sul tracciato XL). Vedremo prossimamente, da oggi solo tanti km su e giù per la Valle :)

lunedì 10 marzo 2014

09.03.2014 - Maratonina di Colico

Se a metà del pomeriggio crollo sul divano e la mia gatta si addormenta senza svegliarmi, significa una sola cosa: sono esausto.



Parto da questa doverosa premessa per raccontare l'ennesimo scempio made in Spartacus: come rovinare una Mezza Maratona collocata in un contesto stupendo, a cavallo degli ultimi km dell'Adda prima del Lario. In particolare, come si fa a "sbagliare" il kilometraggio (+300 metri alla fine), aggiungendo un anello conclusivo sul molo del porticciolo di Colico, poco prima dell'arrivo? Misteri di una gara che costa 25 €. Ma come dice l'amico di runningforum.it Marcello S. "finchè c'è gente che ci va, ne combineranno di ogni".

Bando alle ciance, meglio descrivere la gara e il suo svolgimento: gambe dure da Parabiago (10 km in 42'33"), a sua volta indurite dal PB di Treviglio della settimana prima (1h30'18"). In poche parole, due settimane di passione, senza neanche un po' di fisio-osteopatia a ritemprare le stanche membra. E, come puntuale regalo, arriva pure il torcicollo di sabato mattina, mentre la mia dolce metà è a San Candido.
Con questo preambolo, mi dirigo a Colico, magnifico Nord del Lago di Como, dove trovo qualche amico di pianura (i ragazzi dell'Avis di Seregno) e di montagna (i compagni di Sindelfingeneide Dusci, Pulliero e Marveggio - Sondrio Marathon Club 2002).
Riscaldamento blando, le sensazioni non sono positive, ma in un simile ambiente non ci si può risparmiare, per lo meno non prima del 18° km, quando usualmente mi chiedo chi me l'abbia fatto fare. D'altronde, se per due anni consecutivi Colico mi ha regalato il PB (1h36'10" nel 2012 e 1h35'02" nel 2013), qualcosa vorrà dire, no? Meglio non conoscere la risposta :)

Partenza sprint, giro breve per Colico Piano e poi via sul Lungo Adda, alla volta di Delebio: parto bene, con i primi km che filano via lisci; mi aggrego via via a vari compagni di corsa, trovando il mio ritmo in 4'15-4'20"/km, con un compare dotato di maglietta blu. Giungiamo ai 10k in (42'42"), poi dopo il terzo rifornimento il socio decide di andare in autonomia a prendere (e superare) pure il gruppo davanti (-30"). Nel frattempo le mie gambe iniziano a dolere e al 15°km (1h04'58") si spegne la luce. Mi trascino a 4'30"-4'35"/km giungendo così alla fine in 1h34'44" RT (80° su 211 partenti, 13° su 33 SM35), non prima di avere fatto il giro del molo come da delirio (tagliare avrebbe fatto risparmiare un bel 40") e scoprendo alla fine pure un avanzo di 300 metri. Insomma disorganizzazione da Spartacus... perfettamente riuscita.

Il mio prossimo obiettivo sarà la Mezza di Seregno, tra tre settimane. Restate sintonizzati!

martedì 25 febbraio 2014

23.02.2014 - Maratonina di Treviglio

Dialoghi sulla Bociamobile prima della gara
Io: "Oggi dobbiamo bloccare la Chiara, altrimenti rischiamo di rimanere invischiati nelle premiazioni" Chiara: "Ma no, Kolza, ieri ho fatto la campestre, non mi sentivo bene, le gambe non giravano" Davide: "3 km a 3'48"/km"


Febbraio, le mie gambe sono ancora in fase di risveglio. Treviglio arriva dopo un buon inizio d'anno, dopo le mezze di Annone (1h33'24" con salite finali) e di Lecco (1h31'54"): se penso a 12 mesi fa, quando bucavo il muro dell' 1h36' a Vittuone, mi sembra di essere salito di categoria. 
Oggi il tracciato mi sarà amico, nonostante la mia scarsa forma: la campagna bergamasca è tendenzialmente piatta, pertanto i PB fioccheranno. Nel 2007 un tale Giuliano Battocletti qui strappò un 1h02' da far rizzare i capelli, e molti atleti lo hanno seguito con tempi più o meno umani.

Personalmente la settimana è stata atleticamente impegnativa: martedì il giro Dosso - Dosso (6.130 metri a cavallo tra Verano e Giussano) è stato da brivido, con il crono di 25'02" a guadagnarmi la medaglia di bronzo nel gruppo (a poco più di un minuto dai primi). Anche se successivamente sono riuscito a stendere un attimo le gambe, me le sento un po' legnose. Eppure sono fiducioso, visto che in questi frangenti il mio corpo vuole dare risposte a domande inespresse, come già ad Annone e poi, in chiave minore a Lecco. 

Riscaldamento tranquillo, con il freddoloso Luca: nonostante la magliettina da skyrunner sento poco freddo e la temperatura è in ascesa, preannunciata da un sole già carico di prima mattina. I Bocia in griglia sono 5: oltre a me, Davide, Luca e Chiara si è aggiunto il prode Ironman Mirco Villa, titolare di qualche buona prestazione in passato: questa prova sarà per lui un buon banco di prova. 

Pronti... Via! La partenza è veloce ma poco affannosa, con i viali larghi che accolgono bene noi corridori: si nota poco l'assenza di griglie a suddividere i 750 e più partecipanti. Piano piano acquisisco il mio ritmo, galleggiando sotto i 4'15"/km, previsti per scendere sotto il muro dei 90': i primi 10 km scorrono abbastanza facili (42'27") grazie anche al traino dell'Anna Picozzi, che si sta preparando alla maratona (da chiudere in poco più di 3h). Successivamente riesco ad andare via in progressione, tirandomi dietro il Ciocca, esperto runner locale che si rivelerà molto utile nei chilometri finali.

Il panorama è tipicamente agreste, così come alcuni odori molto particolari: non potrebbe essere altrimenti, dati i luoghi che attraversiamo come un unico serpentone colorato. Badalasco, Fara Gera d'Adda, Castel Cerreto, Pontirolo delineano la nostra rotta in questo tiepido mattino invernale: veniamo accompagnati non solo dai (pochi) tifosi, ma anche da qualche automezzo e financo da un trattore. Mentre continuo la mia progressione (15° km tagliato in 1h04'05"), cerco Chiara, che di solito veleggia sui miei tempi; inizio a preoccuparmi moderatamente, visto che i miei crono di riferimento sono più alti di 2"/km rispetto al mio ritmo attuale, ma finché posso, continuo a spingere: quando ho bisogno di rifiatare, il Ciocca mi dà il cambio lasciandomi in scia.

Gli ultimi 3 km sono veramente probanti, data la mia preparazione in via di maturazione: il mio compagno di percorso regge bene l'urto, anche se si attarda nella salita dall'ultimo sottopasso, consentendomi un effimero vantaggio di qualche passo. Gli ultimi metri scivolano via in progressione, raccolgo le ultime forze e vado a chiudere in 1h30'18" RT, limando 42" al vecchio PB di Cremona. Subito incrocio Davide e Luca, chiedendo loro notizie di Chiara: scopro così di essere giunto addirittura quinto - maglia nera della spedizione Bocia :) anche se sul tabellino d'arrivo sono 265° su 762. Inarrivabili i primi due veranesi (rispettivamente 1h22'48" e 1h23'33" i loro crono RT, con piazzamenti a cavallo della 100a piazza), Chiara, Mirco ed io siamo giunti nello spazio di un solo minuto.

E alla fine dobbiamo aspettare Chiara... 5a di categoria!

giovedì 6 febbraio 2014

02.02.2014 - Mezza di Lecco

Parliamoci chiaro: se Lecco (così come Annone Brianza e Colico) presenta, a fronte di un bel percorso, un'organizzazione ai limiti della decenza, la responsabilità è di una persona con nome e cognome. Qui ne tacerò il nome per pudore (anche perchè è "noto agli uffici"), ma bisogna capire se lucrare sull'agonismo debba sempre comportare una dotazione (pacco gara, servizi pre e post corsa) deludente (eufemismo) in cambio di 25 €...



E alla fine arrivò l'appuntamento con un'altra Mezza. Dopo Annone, si torna su un lago, anzi sul Lago, ossia il Lario, brodo primordiale per qualsiasi brianzolo che si rispetti, così eccomi qui. Meteo inclemente sulla carta, anzi sul web, ma Madre Natura (che pensa sempre a noi, per citare i Puffi) ci regala un miracolo di equilibrismo. Nuvole plumbee sul lago, ma niente pioggia: d'altronde Lecco è l'imbuto ideale per ogni perturbazione. La temperatura è discreta (7°-8° C), presenzia qualche corridore d'eccellenza (il solito Colnaghi, Armuzzi e Golinelli) e incredibilmente il Tivano non soffia sulla la Windy City dei poveri.

Il percorso, già calcato negli ultimi due anni, è stato modificato sostanzialmente: due le tornate da effettuare, con contestuale ricollocazione verso Nord di parte del giro. Intelligentemente i km precedentementi percorsi in zona industriale (Icam - Pompieri - Bione) sono stati traslati verso l'Orsa Maggiore, sfruttando appieno il Lungolario: meno vento e panorama decisamente migliore.
 Nonostante questa modifica e la logistica finalmente raggruppata in un un'unica zona (l'Oratorio di San Nicolò), la vox populi critica pesantemente l'organizzatore, chiedendo costi più accessibili e un'offerta (pacco gara e servizi) migliore.

Io mi estraneo dalle solite rivendicazioni sindacali discussioni, preferisco scaldarmi con la Ceci e un altro amico del Triathlon Team Brianza: si parte verso Nord, giro di boa all'Orsa Maggiore, poi si percorre il lungolago sino ai Canottieri, svolta a sinistra con imbucata in Corso Martiri della Liberazione, altro giro di boa in vista di Icam e Vigili del Fuoco, ritorno verso il centro. Due volte. Pronti, partenza... Via!

Obiettivo non dichiarato è scendere sotto il limite psicologico e fisico dei 90', anche se conosco la mia naturale pigrizia e le ruggini di preparazione. A fronte delle mie ultime fatiche, agonistiche e tapascistiche, decido comunque di attaccare: i primi 4 chilometri scivolano facili e inizio a mettere a fuoco l'Ombry Riboldi, che funge da punto di riferimento, come ad Annone.
Nel mentre (e siamo già al 3° km) supero la sempre giovane Paola Clini, e attacco la linea mediana con il rientro sul Lungolario prospiciente Piazza Cermenati. Le gambe girano e riesco pure ad accodarmi ad un dinamico duo dell'AVIS Oggiono.

Giro di Boa Sud e inizio ad avvertire una leggera brezza: sono le 10.40, normalmente a quest'ora dovrebbe iniziare la Breva (da Sud), ma sento freddo da Nord (Tivano). Anni di soggiorni tra Mandello e Lierna mi hanno insegnato qualcosina sulla circolazione dei venti e così inizio a cercare la scia di qualche collega, giusto per smorzare l'impatto. L'anno scorso fu una gara di kite surf senza vela (il vincitore ci mise 3 minuti e rotti in più rispetto all'anno prima, quando c'erano -6°C!), quest'anno vengo frenato nonostante sotto le falde del San Martino (sulla vecchia SS36) ci sia una relativa calma.

Tempo di girare per la 2a volta la Boa Nord e le gambe iniziano a pagare pegno: sarà il freddo o piuttosto la stagione, ancora agli inizi, ma inesorabilmente perdo secondi sulla mia tabella, Tengo duro, tanto che un neorunner mi si accoda e riesco a vederlo, munito di k-way (!) quando poi passa al mio fianco. Riusciamo a spingere su Viale Martiri della Libertà, controvento vado ancora bene e poi si apre il traguardo, con mia imperiosa accelerata (=l'altro non ne aveva più). 1h31'54" in Real Time,

Mi siedo ad aspettare la Ceci e qualche altro amico, scambio impressioni con l'Ombry davanti ad un tè fumante. Pure oggi è andata, verrà un momento in cui tutti questi km torneranno utili :)