martedì 6 agosto 2013

04.08.2013 - Fraciscio - Angeloga

Poche gare mi attirano come la Fraciscio - Angeloga. Gara non competitiva, aperta a tutti, 700 metri di dislivello distribuiti (male) su quasi 4 km di percorso nella Valle della Rabbiosa, laterale della Valle Spluga. Una volta era una cronoscalata, ma le stringenti regole FIDAL e gli appetiti degli atleti di punta hanno convinto gli organizzatori (il GP Valchiavenna) a mutare la pelle della gara, spingendo sull'aspetto non competitività (per lo meno a parole) della manifestazione.
Per me correre, camminare e correre ancora dalla Chiesa di San Rocco sino al Rifugio Chiavenna simboleggia l'inizio delle vacanze: nella Val di Giust che puntualmente mi accoglie come figliol prodigo e che mi vede ospite per 3 settimane a scarpinare per monti e per valli.
Ma veniamo alla gara vera e propria: percorso duro, ma non durissimo; si parte dietro alla Chiesa nel ridente paesello di Fraciscio (noto per aver dato i natali al San Luigi Guanella) alla quota di 1340 metri s.l.m., si passa per il vecchio sentiero che conduceva a Le Soste (1420 mt) , immettendosi per la carrozzabile che costeggia la Rabbiosa, torrente locale che ha modellato la Valle: quando finisce il terreno corribile, si passa alla camminata veloce su per il sentiero che conduce alla Piana di Angeloga, ove si può ricominciare a correre. Ad onor del vero, qualche atleta corre comunque per tutto il percorso, ma non rientro nel novero, ahimè.
In questa domenica d'inizio agosto, baciata da un fantastico sole, mi sistemo sulla linea di partenza, nelle primissime posizioni. So già che dopo pochi istanti (e nonostante la mia voglia di correre), cederò molte posizioni: il mio allenamento montano è stato pessimo (solo 6 uscite quest'anno, gite comprese) e poche ripetute su per la salita del Saint Georges Premier non possono certo compiere un improbabile miracolo. Tuttavia non posso rischiare l'imbottigliamento come nelle passate edizioni, e sulla linea di partenza, accanto a me non trovo solo amici locali, ma anche altri Bocia con i quali condividerò queste ferie: sfortunatamente, sono decisamente più allenati di me!
Si parte alle ore 10.00: solita fiumana di pazzoidi che si inerpica su per le viuzze di Fraciscio, e per una volta riesco a giungere sano e salvo all'aggancio con la strada per le Soste. Intravedo i primi (tra cui Jason Statham Vavassori) e corro finchè posso, venendo interrotto ben prima del Sasso di Garibaldi, che segna 1/3 circa di gara. Ad occhio e croce dovrei essere nei primi 50, calcolando che i partenti sono ben più di 150. Affronto i tornanti del Calvario in apnea e quasi alla fine, prima della Pizzeta inizio a sentire dolori agli addominali, come già alla 10k di Seveso. Giocoforza rallento, il mio ritmo è stato a lungo sotto soglia e con quest'andatura ridotta affronto la Ganda, ultimo ostacolo prima della Piana. Una volta possibile riprendere la corsa, attacco furiosamente e recupero posizioni su posizioni, attestandomi a ridosso dei primi 40. Con uno sprint degno di miglior scenario recupero gli ultimi due concorrenti e mi classifico 39°, con il tempo di 42'05", che va a migliorare di 10" il mio personale, datato 2011 con ben altro allenamento nelle gambe. Claudio, Davide, Chiara, Lele e Carlo mi precedono, ma non troppo :)
Una degna conclusione per questa gara e che promette bene per la Camineda in programma tra una settimana.

lunedì 5 agosto 2013

Obsolescenze programmate

"Una volta durava tutto di più"

I migliori pensieri nascono dalla corsa: mentre ero a faticare sul cavallo di San Francesco, mi sono accorto dell'irreversibile stato di deterioramento delle mie scarpe: messe sempre peggio, le calzature (un paio di di Saucony Jazz 16) arrivano a una durata massima di 400 km (contro i 600-800 preventivati). 
Scartabellando tra i vari forum, mi sono reso conto che il problema deriva da un errato consiglio del negoziante (per la serie trust but verify - fidarsi, ma verificare) che mi ha indirizzato su una scarpa tipologia per corridori lenti e leggeri (ossia persone sotto i 70 kg, sopra ai 5'/km); un'ulteriore ricerca ha aggravato i miei sospetti, scoprendo che le Jazz 16 raramente raggiungono i 600 km.
Ma vi è di più (per dirla da avvocato :) ): le altre marche, salvo lodevoli eccezioni, sono nello stesso ordine di risultati, stando a quanto sentito e letto sui forum.
E allora?
La risposta (obsolescenza programmata) mi ha colpito negativamente, ancora più dell'ignoranza colpevole dell' (ex) amico negoziante: rientra tutto nel ciclo del capitalismo-consumismo, ergo se la suola durasse 1000 km, le vendite sarebbero minime. Nella stessa logica si collocano telefonini e pc, che a ogni sfornata, aggiungono nuove caratteristiche, rendendo obsoleti (ma a piccole dosi) i prodotti precedenti. Ancora più simile il discorso con gli elettrodomestici che a ogni tot si guastano (lavatrici, lavastoviglie, forni e fornetti): ne emerge una considerazione ancora più inquietante, ossia che la nostra proprietà è "a tempo".
Quindi i produttori, più che venderci le cose, dovrebbero farci sottoscrivere dei leasing o dei contratti di somministrazione a medio-lungo termine. Sarebbe sicuramente un modo più onesto di dichiararci schiavi :)

PS. Mentre scrivo, le varie case produttrici di scarpe da corsa lanciano modelli sempre più evoluti... ma la durata?

domenica 23 giugno 2013

22.06.2013 - Monza-Resegone

"L'emozione della discesa dal palco della partenza, le centinaia di mani e manine che si protendono per darti il cinque, gli incitamenti, il colore delle lampade nel buio della notte: questa è la Monza - Resegone"



Se a qualche corridore si chiedesse quanto tempo occorre per preparare la Monza Resegone, probabilmente vi risponderebbe 2 mesi o più: 40 km, di cui gli ultimi 8 in decisa pendenza non sono uno scherzo.
Alle 19.11 di sabato 23 giugno 2013 sono tranquillamente a Monza, in Piazza Roma, sotto l'Arengario e sto chiacchierando con gli amici di Affari & Sport quando ricevo una chiamata da Davide Brambilla, mio collega di fatica nei Bocia: "Ciao Kolza, abbiamo un problema" "Dimmi Davide, devo accompagnarvi in bici?" "Ehm no, ti andrebbe di fare la gara con Maurizio (Borgonovo alias il Presidente ndr)? Il terzo ha avuto un'intossicazione alimentare"
A quel punto, io, che già stavo cercando una scusa per non fare la Monza-Resegone 2014, mi trovo catapultato nella mischia. Nello stand chiedo parere ai presenti (Daniella Viccari e Moreno lo Sciamano), i quali mi invitano ad accettare. Detto fatto, chiamo casa per far preparare un piattone di pasta (in bianco), due fette di bresaola del Panatti e vai con il cambio d'abito.
Le perplessità sulla mia tenuta non sono solo mie, essendomi sciroppato già 15 km nella mattinata dopo una settimana lavorativa nell'Urbe: il Presidente però promette ritmo blando (5'30"/km) e il terzo, il buon Massimo Barzaghi, si accoda volentieri, di fronte alla concreta prospettiva di dover dare forfait prima della gara.
La partenza è uno spettacolo e la discesa dalla pedana avviene in mezzo a due ali di folla come neanche la NYC Marathon :) : il primo km è un affollarsi di mani che si protendono a dare il cinque, tanto che quando si arriva all'incrocio tra Via Vittorio Emanuele II e la mini-circonvallazione (dove inizia Via Lecco) si tira quasi un sospiro di sollievo.
Si chiacchiera bene, con i ciclisti (Stefano e Vito) che ci affiancano: Villasanta, Arcore, Usmate, Osnago, Cernusco e ancora Osnago arrivano prim'ancora di stancarsi. La compagnia ci lascia allo scoccare del 20° km, così al traguardo della mezza (tagliato in 1h48') nei paraggi di Merate, ci seguono solo gli scooteristi, tra cui Sasha.
Lo scollinamento nella Valle dell'Adda avviene senza particolari scossoni: ogni tanto Massimo ci avverte che stiamo procedendo troppo velocemente e quindi rallentiamo. Il pubblico presente, comprese le macchine in fila, ci applaude e incita infondendoci nuova energia.
La traversata dell'Adda all'altezza della diga di Olginate mi dà l'occasione per un pitstop: riagguanto subito dopo i miei compagni, ma l'inizio della salita in Calolzio coincide con il primo calo nel gruppo.
Mi sento le gambe a 1000, ma ben presto mi richiamano all'ordine gli altri due componenti della squadra: Max sembra avere una crisi per l'inizio della salita e io tento di stemperare la tensione con svariate battute. Purtroppo non ho l'effetto sperato e dobbiamo fermarci, dopo un inesorabile rallentamento :(
Giungiamo ad Erve dopo che la Squadra B dei Bocia ci ha superato all'imbocco del Paese: superiamo il cancelletto in 3h44' e dopo un breve consulto lasciamo Max alle cure dei sanitari presenti in loco. Il Pres ed io continuiamo verso Capanna Monza: ancorchè fuori classifica e con le gambe indurite dalle troppe soste, superiamo molti concorrenti, in quello che pare un girone dell'inferno dantesco.
Dopo qualche minuto, con le fide Ravenna 4 ai piedi (delle normali A2, non scarpe da montagna!), le gambe ritornano a girare e grazie alle spinte del Maurizio, riesco a sprintare su per Pra' di Ratt (senza bisogno di dirlo, mai visto sinora!). Nonostante qualche ingorgo di troppo, raggiungiamo Capanna Monza in 1h17', con un crono totale di 5h01'. Nel mentre mi rimangono impresse in mente le immagini della serata, tra cui Michele, Andrea e Stefano (Affari & Sport) costretti a fermarsi alla Bocchetta di Pra' dei Ratt per esaurimento delle forze.
All'arrivo in Capanna mi ricordo delle parole dell'Angelo Galbusera: c'è chi va a sinistra e chi va a destra, ossia se vuoi cedere e vai nel Rifugio a riprenderti con i paramedici o (come nel mio caso) a cercare generi di conforto per ritemprarsi dalla faticaccia.
E' stata dura, ora che sono seduto, me ne rendo conto: la mia vita (podistica) è cambiata qualche ora fa. So che nei prossimi giorni sarò devastato, ma per ora le endorfine fanno il loro sporco lavoro e la fatica non mi fa compagnia. Incontro tante conoscenze, mando messaggi a casa e agli amici. Osservo la luna e riposo un po'. La discesa arriverà poi, per ora conta essere arrivati... ci rivedremo nel 2014!

lunedì 13 maggio 2013

11.05.2013 - Running Day @ Saronno



Questa gara non parte da Saronno, ma sul Cornizzolo, per il mercoledì sera d'allenamento con gli altri Bocia d'altura: vista la scarsa tenuta delle mie giunture, mi munisco di cavigliere. Buona compagnia e ritmo discreto, ma lungo il pianoro di collegamento tra Civate e Suello la caviglia sinistra si storta. Probabilmente la cavigliera stessa ha compromesso la propriocezione dell'arto, con il conseguente mancato aggiustamento in corsa. L'infortunio, comunque, si dimostra momentaneamente leggero e mi permette di seguire i miei compagni, sebbene con qualche minuto di ritardo. Sulla via trovo diversi corridori in allenamento, tra cui altri Bocia, e altri munsciaschi belli carichi. Alla fine chiudo la Direttissima da Suello e tra i pratoni torniamo verso Civate, dove raggiungiamo il resto della compagnia. Mentre siamo in pizzeria, mi rifornisco di ghiaccio all'uopo e presagisco il gonfiore della caviglia.




I giorni seguenti sono impegnato in Autodromo, nella Sala Stampa, per il Campionato Mondiale di Superbike: il tempo libero lo trascorro tra ghiaccio, argilla e arnica, che in alchemica mistura confezionano il mezzo miracolo di restituirmi abile e arruolato per il Running Day, anzi Night, dell'11 maggio in Saronno.
La gara cittadina, della lunghezza complessiva di 10 km, si disputa su tracciato cittadino molto nervoso, ricco di curve, da percorrere per ben due volte. A fronte di ciò, il clima non risente del caldo odierno, anzi sembra che ci sia un temporale in arrivo (tanto per cambiare). Dopo la gara di Seveso del 25 aprile, oggi l'obiettivo di giornata è portare a casa la pelle (magari con una media accettabile), in attesa del Cornizzolo Vertical.
L'organizzazione è efficiente, sul sito si trovano tutte le indicazioni con mappa, quindi arrivo, parcheggio e mi cambio al volo. Ci sono facce note, da GG dei Bocia, sino ai miei ex colleghi Marciacaratesi, oltre a qualche amico habituè di Affari & Sport. Rimango concentrato sul riscaldamento, quindi pronti, partenza, via! Il tracciato effettivamente è nervosissimo, le prime curve sono molto chiuse e i tagli sui marciapiedi sono obbligati, io parto contratto, il timore di aggravare l'infortunio è sempre presente. Noto che le gambe girano, e nonostante il GPS malandrino, il crono lo dimostra.
La serietà dell'organizzazione si vede anche dal numero dei ristori: ogni 2.5 km (2 a giro) in luogo dell'unico presente in quasi tutte le manifestazioni. Il profumo di costine e salamelle (all'altezza del 3° km) mi fa stringere lo stomaco :'(
Tornando alla gara, il ritmo del primo giro è sui 4'13" (lontano dalla soglia di 4'05") per un parziale di 21'06". Attacco quindi con maggior decisione, la caviglia tiene e dopo vari sorpassi tento di stendere le gambe in progressione, superando il Paolino poco prima del traguardo.
Il secondo giro va ancora meglio a livello di gambe, un po' meno con lo stomaco: continuo al ritmo di 4'13"-4'14", recuperando su avversari che a Seveso ho visto nello specchietto (il verde trio delle atletiche GdF), ma che qui mi sfuggono per un nonnulla. Va bene così - mi dico - meglio non forzare. Alla fine chiudo (con sprint finale) in 42'22" (Tempo Reale) con un Tempo Assoluto di 11" in più: 223° in totale (su 545) e 35° nella mia categoria (MM35). Alla fine incrocio i soliti noti, tra cui la mente della Cittiglio-Vararo Davide Passeri, Francesco Merisio, il GG (52° in 37'22"), la VicDaniela e Stefano Ripamonti (ottimo 6° classificato), con cui domani ci sarà il Cornizzolo Vertical!


sabato 27 aprile 2013

25.04.2013 - Run in Seveso



Qual è il momento peggiore nella preparazione di una gara? Arrivare vicini all'evento senza capire per tempo di aver commesso qualche errore di valutazione: una sessione sbagliata di ripetute, magari troppo vicina ad un lungo progressivo, potrebbe imballare le gambe. Se si riconoscono i segnali premonitori, si può evitare l'errore fatale (la famosa schermata blu tanto "cara" agli utenti di Windows).

Per mia fortuna, prima della Run in Seveso (10 km tra Baruccana e il Parco delle Querce), ho capito che non avrei dovuto sovraccaricare, memore del calvario alla Mezza di Monza 2012; dopo un mercoledì pre gara di assoluto riposo, la mattina del giorno X (anzi, della sera X) mi sveglio chiedendomi che caspita avrei dovuto fare per non arrivare stanco o imballato alla partenza. Una lampadina illumina la mia già fulminata testolina... Fuori lo scooter dalla cripta e via verso l'Alpe del Vicerè! Una bella gita tra Bolettone e Capanna Mara mi ridarà un po' di smalto, fiaccato da questo clima autunnale: un'irrinunciabile giornata stupenda ha regalato paesaggi appena tolti dalla naftalina, pardon, dalla neve che ha imbiancato queste alture sino a pochi giorni fa, lasciando comunque ampie testimonianze sulle cime intorno. Alla fine poco più di 6 km percorsi a ritmo di pascolo che mi fanno ben sperare per la sera.

In pianura sarà un po' diverso, lo so già: non mi aspetto sconti derivanti dalle ottime prestazioni della Brianza Double Classic e della Mezza di Seregno. Questa Run in Seveso si presenta con un nuovo tracciato, dopo le polemiche dell'anno scorso sulla distanza accorciata (9.9 km). Nel riscaldamento incrocio qualche amico (il Gianca), Simone di Affari & Sport, la Gianna Rigamonti e soprattutto il quasi anfitrione Stefanone Camisasca, provatissimo reduce da un triathlon (mezzo ironman) dove ha sconfitto il temibile cognato. 

Personalmente non ho aspettative particolari: attendo solo qualche pallido riscontro dopo la Mezza, che mi ha cotto a fuoco lento, mettendomi veramente alla prova. D'altra parte, penso tra me e me, all'ultima doppietta Mezza + 10 km (Colico+Parabiago), ne ho risentito pesantemente con un tempo (sui 10mila) di oltre un minuto sopra il PB: tuttavia, essendo passati 10 giorni, non dovrei avere problemi particolari.
La gara in sè e per sè, non ha asperità impossibili: 2 giri a Baruccana, con sovrappasso prima e sottopasso poi, a scavalcare la Milano - Meda. Sulla linea di partenza la simpatica speaker ci annuncia che verrà squalificato chi gareggia con il lettore mp3, in quanto doping! Mi sarei voluto presentare con il walkman anni '80, giusto per vedere la faccia dei giudici :)
Qualche secondo dopo scorgo il noto audiofilo Amedeo de Biasòn  e gli indico le orecchie, ma già ha fatto sparire le cuffiette. 

Pronti, partenza, via... e ci siamo! Primo km a 3.55, secondo km a 3.49 (!) e mi raggiunge il Cami, stupito di cotanta protervia. Continuiamo insieme per qualche centinaio di metri (3° km in 4'10"), finché inizia a montare un fastidioso dolore alla bocca dello stomaco. L'anno scorso l'ostacolo di gara furono i tibiali in fiamme, per via delle scarpe poco ammortizzanti (Adizero Boston), quest'anno probabilmente i ravioli del mezzodì di casa Kolza.
Stringo i denti e continuo, chiudendo il primo giro in 20'41", sotto di 4" rispetto al parziale della Mezza di Seregno, direi che ci siamo. Nella prosecuzione del secondo giro, trovo gli "entusiasti" che si sono lanciati in un primo giro furioso e man mano li recupero, finchè all'uscita del Bosco delle Querce, (7° km) il dolore allo stomaco mi passa... Potenza delle 6 Mezze Maratone del 2013, così mi lancio in un recupero portentoso, mantenendo una media dignitosa (parziale) di 4'12" (per il giro di 21'00"): gli ultimi 300e qualcosina metri li divoro in 1'08", sverniciando qualche avversario già con le gambe sotto il tavolo.

Il Cami è arrivato davanti di 25", molto meno dei 2 minuti e rotti rimediati l'anno scorso :) Attendo con il clan Camisasca di Cesano l'arrivo della Claudia, che chiude in 57'. Alla fine arriva, quasi ultimo, pure il giornalista-tifoso Gianluca Rossi, che al traguardo chiederà ironicamente (ma non troppo) una sigaretta. Buona gara, PB agguantato, verso giorni (e soluzioni alimentari) migliori :D
Nell'attesa, stasera una bella pizza con la PRG a casa di Giorgione!

P.S. Il giorno dopo imparo una nuova lezione: quando qualcuno con PB decisamente sotto al tuo, ti chiede "ma dai, facciamo un po' di scarico, vieni anche tu, andiamo piano", non fidatevi :) Dopo 5 km solitari a poco meno di 4'30", mi sono aggregato alla gabbia di matti (targati rigorosamente Affari & Sport :) ) per fare 10 km a 4'45" (sosta per l'acqua compresa): solo gli ultimi 5 km di solitario ritorno a casina sono stati veramente riposanti O_o

lunedì 15 aprile 2013

14.04.2013 - Mezza di Seregno



Un anno fa a Seregno si correva il Campionato Mondiale dei 100 km, evento internazionale con un florilegio di campioni. Quest'anno, invece, manca l'investitura sovranazionale, nonostante l'organizzazione di primo livello e il patrocinio delle pubbliche Autorità. Ergo sono pochi gli atleti di punta presenti, sia alla 60 che alla 100 km.
La corsa più partecipata della giornata non è un'ultramaratona, ma l'evento "di contorno", ossia la Mezza, che vede allineati i fondisti di pregio (e meno pazzi). Si, ci sarebbe anche la tapasciata collaterale (6/12 km) per grandi, piccini e famiglie, ma rimaniamo focalizzati sull'evento cardine.

Sarà l'atmosfera di casa, saranno i numerosi fan, saranno gli amici, sarà che la gara, assenti la Chiara e il Brambo, vale da campionato sociale dei Bocia di Verano, ma tant'è.
Si riparte in tromba, dopo la Stramaledetta di Milano e dopo l'esaltantissima Brianza Double Classic, che tra le colline avite ha regalato un 82° posto alla coppia Galli/Colzani, i quali vogliono scendere sotto la fatidica soglia dell'1h30'.
Qui ahimè è una storia a a sè: non ci sono sconti, e lo capisco già dal clima caldo (20°C alle 9) per la metà di aprile; poco prima di partire mi tolgo la seconda canotta tecnica e rimango con l'unica -verde fluo - dei Bocia, canotta benedetta da Tommy Vaccina in persona.
Alla partenza i 6 Bocia si dividono per griglia virtuale: il Gianca si dirige subito verso i primi posti - acconciatura ad ananas inclusa - poi c'è il Luca, triatleta con "qualche problema" (così dice lui), la Barzyna, pronta a limare minuti sul PB ottenuto alla Stramilano e da ultimi rimaniamo noi Double Classici, pronti a sfidarci per il bronzo, a meno di clamorosi ritorni del Presidente, che dopo un bel 120 km in bici di sabato, ha deciso di presentarsi ugualmente al via.

Dicevamo? Ah già, pronti... partenza... via!

Il Luca scappa subito a ridosso dei primi, io tento di seguirlo, ma la folla è tanta (niente a che fare con la Stramilano, ovviamente), così decido di andare finchè ce n'è. Il Claudio è vicino, e il ritmo, tra le case della Porada prima e nel Parco poi, si tiene bene: inanello un 4'10" dietro l'altro, supero il Lollovic al 2° km, m'incarto contro l'arrembante Giulio Erba (che è rimasto nelle retrovie per aiutare un suo amico) e poi proseguo a fianco del predetto amico che si accompagna a coach in bici (Mario Ruggiu) con utili consigli che tengo in considerazione (visto il mio stile unico di corsa).  Chiudo quindi i primi 4 km in 16'30" e a ridosso il 5° km è completato in 20'45". Purtroppo il Parco della Porada finisce e in centro Seregno la cappa di caldo si fa presente, peggiorando decisamente con l'entrata in Valassina, dove la pista ciclabile si presenta come Death Valley e il Claudio mi supera. Il ristoro del 10 km è anelato come un'oasi nel deserto e mi accorgo della presenza del giovine Angelo Ripamonti, che risponde alla sua maniera ai richiami per i sali minerali (va' che l'è buna anca l'acqua!).

Il tracciato sulla SS36 è in leggera ma sensibile ascesa e, dato il palpabile caldo, vivo molto bene l'arrivo alla Cima Coppi di giornata - Paina fronte Saturn - . Nel mentre il Claudio è sempre davanti a me (circa 100 metri) e funge da utile indicatore per capire a quanto stiamo andando.
Si gira quindi a sinistra e su un falsopiano si rientra a Seregno, incrociando la tapasciata (in contromano): manca il rifornimento dei 15 km, che per ragioni logistiche è stato traslato al 17°. Nel mentre la fatica si fa sentire pesantemente, e Claudio pare aver perso la spinta, quasi piantato sulle gambe. Il caldo non fa sconti, così gli chiedo se ha bisogno di qualcosa, mi fa cenno di no e prosegue, seppure a ritmo ridotto, dopo il ristoro.

Ci siamo! Ultimi chilometri, la Porada è in vista e i cartelli, che mi parevano sfalsati rispetto al GPS, iniziano ad allungarsi. Quando entro sul viale di accesso e effettuo la deviazione tra i campi, il serpentone pare rallentare: è una mia impressione, sono io che sto continuando ad andare ad un buon ritmo, quindi aggancio e supero svariati concorrenti.
Alla ri-entrata sul viale mi sento come nella mia ascensione al Pizzo Stella: rumori ovattati, concentrazione massima su ogni singolo gesto . L'ultimo km, me ne accorgerò solo alla fine, è stato corso ad una media di 4'10". Il Gianca, già sul traguardo da mo', mi riferirà poi che sono giunto in trance, a cannone.

Io mi ricordo solo del bip del chip, la medaglia, il pazientissimo Roberto Mandelli (auguri!) che mi risponde, immortalandomi braccia al cielo per festeggiare il tempo di 1.33.03! Cammino qualche metro in avanti, poi mi guardo indietro per scorgere il Claudio, che finalmente arriva, stremato. Da quanto mi dice, ha toccato il muro, quello che i maratoneti toccano ai 35 km. E' scontento, pur avendo limato qualche secondo dal personale: anche lui pensava di scendere sotto l'1.30, ma con un caldo così improvviso è un ottimo risultato un crono sotto l'1.35. Nei primi il solo Nasef (vincitore con 1h07' e spiccioli) pare non aver sofferto la temperatura.

Mi avvio al ristoro e inizio innumerevoli chiacchiere con persone che non vedevo da mesi/anni: Pasteur (1h28' dopo la Maratona di Roma), il Conte (notevole la sua tenuta da Diabolik :) ), Max Teruzzi, Ivan #76 e tanti altri. Alla fine vado a docciare e ripenso che nonostante l'obiettivo, aver tenuto duro ed aver tolto ben 2 minuti in un contesto così provante, è la migliore delle soddisfazioni. Per tutto il resto ci saranno altre occasioni. Amen :)

martedì 26 marzo 2013

Maledetta Primavera (Cronache dal delirio Extra-Mediolanum)


"Che fretta c'era, maledetta primavera?" Già, che fretta c'era? La pioggia torrenziale mi fa capire subito che non è aria per il PB, nonostante la mia caparbietà. "Forse forse sarebbe stato meglio fare stretching al coperto e/o fare una bella sessione di nuoto mattutino" mi dico, mentre esco dalla fermata di Cairoli della Metrò. Ma andiamo con ordine.

La Stramilano (d'ora in poi ribattezzata la Stramaledetta o, per i latinofili, Delirium Extra-Mediolanum) è una mezza maratona, prima gara del trittico virtuale che comprende Milano City Marathon (solitamente 2 settimane dopo) e Deejay Ten (a fine settembre), a coprire le distanze che ogni corridore evoluto dovrebbe (vorrebbe) correre. In tal senso ci si aspetta il pienone e le organizzazioni prendono dovrebbero prendere le dovute contromisure atte a evitare ogni problema e a garantire la massima soddisfazione dei partecipanti (e possibilmente anche dei non partecipanti).

Invece, sotto questo profilo, la Stramilano 2013 ha rappresentato la pietra miliare al contrario, ossia quello che NON si dovrebbe mai e poi mai fare. Sui blog e anche sui giornali (non solo specialistici) si sono sprecati i commenti negativi. Li riassumerò per brevità, prima di passare all'analisi della gara.

1. Accoglienza: un tendone da 100 posti (riempito fino al doppio della capienza) non può soddisfare una gara per cui ci sono 6000 concorrenti paganti e che necessitano di cambiarsi. Soprattutto dopo che le previsioni meteo (acqua a secchiate) erano note da una settimana.

2. Partenza: Le griglie servono per evitare ingorghi, se non le "curi", ma le lasci all'autogestione dei corridori, troverai sempre gli irresponsabili che vogliono fare i ganassa (gli splendidi) intralciando poi i corridori successivi. Non parlo di quello che progredisce a 4'/km che si infila nella prima linea, ma di massaie e tapascioni che vogliono la foto ricordo con i keniani :(

3. Gara: la maleducazione dei milanesi è cosa arcinota. Peggio di così solo a Lissone (per una gara serale) e a Cantù (per la mezza di giugno). I vigili han tenuto botta (forse solo loro più pazzi di noi sotto l'acqua), ma la popolazione ha avuto la sua bella fetta di delinquenti: attraversamenti a piedi (con scontri in movimento), in macchina (pochi per fortuna) e insulti assortiti. Ma se la gara è in calendario da mesi (non da giorni), cara Amministrazione Comunale, non puoi predisporre un piano alternativo per determinati punti chiave (vedi Fatebenefratelli)? Non si può informare la popolazione con pubblicità sulle reti locali? Non si possono predisporre ponti mobili per alcune zone? Gli sponsor mi pare non siano mancati, si potevano coinvolgere anche per queste "iniziative socialmente utili".

4. Arrivo: lasciare solo gatorade e acqua quando la giornata era piovosa e fredda (vedi punto 1) non è stata una bella idea. Far passare centinaia di persone attraverso una porta di 1.5 metri dopo 21 km di corsa è stata poco sagace come trovata. Lasciare migliaia di persone all'addiaccio post gara è stato criminale (vedi ancora punto 1), senza prevedere un piano B con tende montabili 3x3 (costo: 50 euro l'una). Da ultimo, ma non da meno il deposito borse, che come tempi e risultati ha lasciato parecchio a desiderare (ho recuperato la borsa dell'amico Andrew alle 13.30!).

Ora, sbollita (si fa per dire) la rabbia virtuale, passiamo alla gara. Tracciato veloce intorno alla Circonvallazione  Milano, che dovrebbe far presagire una valanga di PB. Tuttavia, la pessima cura delle griglie e la giornata piovosa (con conseguente fondo acquoso) ha scremato di molto la rosa dei "miglioranti".

Dopo un riscaldamento inesistente e un paio di amici incontrati nel pregara (Lollo e Reno), mi infilo in partenza. La mia tenuta semi-improvvisata è in grado di reggere il freddo clima novembrino di questo marzo un po' anomalo. La testa, forse, un po' meno.

L'obiettivo inseguito è un nuovo PB, ai livelli di Annone, dove solo la sciagurata organizzazione targata Spartacus mi ha impedito di vedere omologato il mio 1h32'16", su percorso non facile. L'ultima gara a Colico (3 marzo) è stata soddisfacente (1h35'02") e ha degnamente coronato il trittico di mezze maratone corse in 4 settimane (Lecco, Vittuone e appunto Colico). Viceversa l'ultimo 10k (il 10.03 a Parabiago) è stato deludente: uno scarno 43'42", girato con muscoli financo troppo carichi mi ha costretto a rimandare l'appuntamento con i 41'.

Il rituale colpo di cannone viene posposto dopo il minuto di silenzio in onore della Freccia del Sud (alias Pietro '19"72' Mennea): inizia la Stramilano e con essa anche i guai; tra pozzanghere, dribbling secchi su concorrenti e ostacoli il primo km è superato in 5'10" (1'-1'15" in più rispetto alla normalità) e poi altri due km vengono percorsi a singhiozzo, con il solito rimontone sugli ingombri a due gambe. Vedo la luce al terzo km, quando c'è un giro di boa (Corso Sempione) e i keniani sfrecciano imperterriti nella corsia a fianco della mia.
Nonostante il freddo incombente e le pinne, la gamba gira a un ritmo discreto. Tuttavia intuisco che il PB non arriverà (i 45' con cui taglio i 10k lo certificano anticipatamente), e inizio a temere lo scazzo -il nemico implacabile di ogni corridore- che attende nell'ombra pronto a colpire.

Per fortuna i miei timori si rivelano infondati - il mio ritmo è sui 4'35"/km - e il giro intorno a Milano si rivela scorrevole, tra vigili che tengono a bada le belve (automobilisti e pedoni incivili) e superfici non ottimali (si segnalano un paio di tagli su terriccio e la classica sconnessione tra rotaie del tram, quadrotti e asfalto). Alla fine la nemica del giorno è la pioggia, che appesantisce tutto, e rende gli ultimi km un calvario irreale, degno dello sbarco sulla spiaggia stile Navy Seals :).

Mi risveglio intorno al 19° km quando un concorrente spagnolo spara ad un suo amico "un vamos" che trascina anche chi spagnolo non è, e un gruppetto (con migo) si stacca, accelerando, almeno idealmente, al ritmo della Marcia Real. Entro quindi nell'Arena, sospinto dalla folla di tifosi che si è assiepata, e scandisco l'ultimo km in poco meno di 4'30", su un un crono finale di 1h37'38".
All'arrivo, scatta la catena (fallata) di montaggio dell'organizzazione, con medaglia in busta chiusa e bevande energetiche in pacchi da aprire. Sono talmente immerso nell'umidità che quando incrocio la Daniela Viccari mi pare di parlare sott'acqua :) Anche lei non è soddisfatta, pur avendo chiuso un minuto avanti a me.
Da par mio, forse avrei potuto dare di più. Tuttavia, tra organizzazione e meteo (orrendi, repetita iuvant), va bene anche così, soprattutto in vista delle Mezze di Seregno e Cernusco Lombardone, impegni (si spera) ben più probanti della 21k meneghina. Di fondo questa Stramilano è stata un ottimo allenamento mentale, secondo solo alla Mezza di Monza 2011 (in cui pensai di essere ad un Triathlon mascherato) :). A questo punto, con un 1450° posto su oltre 5500 partecipanti meglio rimettersi subito in marcia, anzi, di corsa!